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Livio Felluga

L’inizio dell’era Moderna

Nel 1509, persino le truppe germaniche della Lega di Cambrai conoscevano i vini della badia di Rosazzo come ci tramanda un cantastorie dell’epoca:
«per tracanar lo bon vino
el primo salto fo Rosaza
col subiol e tamburlino
chi alla botte, chi al tino»
.

Nel 1532 transitò per Spilimbergo l’imperatore Carlo V e in una relazione dell’epoca si legge: «do bote de vin di Rosazo sono cargate e saranno zonte a Spilimbergo dove lì Soa Maestà lo gusterà».

Nel 1546 l’Abbazia di Rosazzo nominò dei guardiani con il compito di custodire Colles totius Montis Rosacensis (i colli di tutto il Monte Rosacense), di controllare le vendemmie e di denunciare chi provocasse danni. Ma già ad alcuni anni prima risalgono varie condanne «per Vindemia senza licenza» relative all’Abbazia di Rosazzo.

La fama dei vini, inoltre, era tale che Andrea Bacci, professore di botanica a Roma e medico di Papa Sisto V, nel 1596 scrisse che «i vini di Rosazzo ottennero molte lodi anche alle mense imperiali…».

 
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