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Livio Felluga

Dall’Ottocento ad oggi

Pietro Zorutti ne “Il Strolich…” del 1824 pubblica una poesia in friulano sulle rarità del Friuli, fra cui elogia «…Picolitt di Rosàzzis e Çhastraz…» in un altro, del 1836, ne loda il vino: «ce bon vin! Ribuele di Rosazzis».

Nella “Guida delle Prealpi Giulie” del 1912, così viene descritta Rosazzo: «Su questi poggi cresce rigogliosa la vite e vi si producono i tanto rinomati vini ricercati anche all’estero». Ed ecco pochi anni dopo i loro nomi. Durante l’esposizione delle uve svoltasi a Udine nel 1921 risulta, infatti, che a Rosazzo o nei Ronchi di Rosazzo venissero coltivati i vitigni autoctoni bianchi Agadele, Piccolit, la Ribola (Ribuele, Rabuele, Ribuele zale), Ribuelat, Rossite (Rossett, Rossitt), Verduzz, Zibibbo e a bacca rossa Pignolo di Rosazzo e Sclave.

L’agronomo Norberto Marzotto nel 1923, a proposito della Ribolla gialla, scrisse «la Ribolla è un eccellente varietà coltivata esclusivamente nel Friuli, ed è specializzata nelle colline di Rosazzo presso Cividale».

Nel 1939 il Poggi dedica alcune pagine a Rosazzo: «Rammento di aver arrancato strombettando il giorno di San Giuseppe, festa tradizionale, su per la lieve erta di Rosazzo sino all’Abbazia (…). Ed il vino di quelle vigne scivolava dolcemente nell’ugola a ravvivare il ricambio ed a rinforzare il connubio tra i profumati terpeni e gli effluvi di una umanità… sofferente. Prodotti meravigliosi dei Colli di Rosazzo, dolci Ribole, squisiti Verduzzi, aromatico Tocai, insuperabile Piccolit (…). Ed ancora lassù, vini comuni rossi, mescolanza di varietà nuove e vecchie che ancora resistono quali il Pignolo, il Negruzz, il Negratt, il Corvino, il Fumatt, che conferiscono al prodotto un quid inconfondibile».

Anche Pietro Someda de Marco ne “Il Strolic furlan” annata 1952, in una poesia da titolo “Eviva il blanc!” scrive:
«E pe ribuele
Lin a Rosazis,
Al è un liquôr
Scolin lis tazzis»

Ultima curiosità: con le uve di un vecchio vigneto dell’Abbazia di Rosazzo, il Monasterium Rosarum, nei primi anni ’80 fu fatto il primo bianco italiano in barrique.

La vocazione vitivinicola di Rosazzo e la secolare tradizione, confortata dall’unanime apprezzamento dei vini di qualità, hanno favorito anche la nascita di termini dialettali friulani diffusi solo in quella microzona. Scopriamoli assieme!

Balèt e baletùt (di vencs), nella sola badia di Rosazzo così si chiamava il fascio di vimini che i potatori portavano sotto la cintura.

Carantàn, sui colli di Rosazzo questo è il nome che si dà al galestro, l’argilla tipica di quella zona, detta altrove ponche o ponca,

Circoscritto alla badia rosacense è anche il sostantivo friulano crei e l’espressione fà di crei o a fasevin di crei a pale, cioè dissodare per piantare le viti.

Altro termine dei colli di Rosazzo è manèl, cioè il paletto per il sostegno delle viti giovani.

 
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