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Livio Felluga

Approfondimenti

LA CULTURA MEDITERRANEA DEL VINO

Pierluigi Comelli, presidente del Consorzio Tutela Vini D.O.C. Colli Orientali del Friuli, ha voluto presentare ufficialmente la campagna di comunicazione sul consumo consapevole del vino di qualità attuata attraverso la partnership con "Wine in Moderation".
La campagna contro il "binge drinking" (binge-baldoria), spiega Comelli, vuole "valorizzare un modello di consumo caratterizzato dalla moderazione, in linea con il modello mediterraneo, difendendo la reputazione del vino di qualità e soprattutto testimoniando l'impegno dei produttori nel promuovere la responsabilità tra i giovani...". La campagna, dunque,  mira a "fermare il bere per sballare": questo il messaggio che parte dal sito www.stopbingedrinking.eu, a cui seguiranno varie iniziative mirate alla sua diffusione tra i giovani (www.wineinmoderation.eu ).
Il presidente Comelli trova sponda in Antonio Socci, che dalle pagine di Libero del 4 aprile 2009 commenta così la crociata contro il vino. "Siamo in piena crisi economica, inondati di cocaina (specie nei quartieri alti) e altre sozzerie (nei bassifondi), siamo rincoglioniti dai rumori, dai media, nevrastenici e pieni di ossessioni, ansie e paure, ci riempiamo di psicofarmaci, ma il Nemico è diventato lui: il frutto della vite.
E il Parlamento pare stia per dichiarare guerra al vino. Non ai superalcolici - come qualcuno sostiene - ma proprio al vino perchè il tasso alcolico imposto per legge a chi guida l'automobile non è tarato sul superalcolico bevuto al bar o in discoteca, ma sul bicchiere di vino bevuto a cena. Tanto che, dopo aver già fissato un limite estremo come lo 0,5 g/litro, assurdo e proibitivo, ora si sta tentando addirittura di imporre lo 0,2 e il "tasso zero". Dunque guerra totale al vino. Tolleranza zero.
Poco importa, a questi legislatori, che secondo le statistiche gli incidenti stradali provocati da abuso di alcol siano una percentuale piccolissima, e che appena il 2% di questi sia addebitabile a chi ha alzato troppo il gomito, trattandosi peraltro quasi sempre di superalcolici e di alcolisti veri e propri, non certo del consumo normale e abituale del vino nel corso dei pasti. Eppure è proprio contro il vino che si bandisce la crociata. Dimenticando, per fare un esempio, che il 5,5% degli incidenti sono provocati dalle pessime condizioni delle strade e il doppio dall'uso del cellulare senza auricolare. Ma questo non suscita impressione nel Palazzo.
Il limite attuale, lo 0,5g/litro, dicevamo, è già proibitivo. Basta cenare assaggiando due bicchieri di vino e si è fuorilegge. Non si capisce per quale misterioso motivo in Parlamento si sta tentando di portare quel limite dallo 0,5 allo 0,2 o addirittura allo zero assoluto. Perché? Risulta forse agli onorevoli legislatori che lo 0,5 si sia rivelato insufficiente e che siano accaduti una quantità di terribili incidenti provocati da gente che aveva un tasso alcolico nel sangue compreso tra lo 0,5 e lo zero? No. E' una casistica inesistente. Ma allora che senso ha abbassare il limite...? Nessun senso. E nessuna efficacia. ...
La crescita della qualità del vino, a scapito della quantità, in Italia è andata di pari passo con una crescita culturale. Infatti il consumo di vino pro capite è passato dagli antichi 120 litri agli attuali 45. Perchè cento anni fa il vino, di qualità bassa, era tracannato, un po' per stordirsi, così come oggi una gioventù ignara del senso della vita ricorre alle droghe o ai superalcolici o al chiasso delle discoteche per lenire la disperazione e la solitudine.
Oggi invece la nostra gente ha imparato a gustare il vino cercando la qualità del sapore e non la quantità che riempie la pancia. Un giorno sentii dire da un vero maestro di vita, don Luigi Giussani, che il vino non si beve per sete, ma per gusto, per assaporare la bontà della creazione. Infatti è fiorita una vera cultura del vino e un'educazione al gusto. Corsi, guide, enoteche. Degustazioni spesso associate alla musica e alla letteratura. O ai prodotti tipici. Oltretutto la produzione vitivinicola è anche quella che, da secoli, ha dato forma e bellezza alle nostre campagne. Michele Satta, bravissimo produttore della zona di Bolgheri, vede in questa assurda mentalità non solo un suicidio economico ma anche culturale: "Si va verso una vera e propria criminalizzazione del vino e del suo consumo. E' una regressione culturale che azzera millenni di civiltà senza alcun motivo fondato, senza alcuna ragione".
In effetti di questo passo si rischia di considerare il vino, che è una ricchezza culturale ed economica, alla stregua di un vizio, come il fumo. O peggio alla stregua delle sostanze allucinogene. Si finirà per considerare le nostre belle vigne variopinte quasi come le piantagioni di oppio dell'Afghanistan? Vogliamo sperare proprio di no. Il vino ha accompagnato letteralmente la civiltà umana, tanto che la Bibbia (Gen.9, 20-27) fa risalire la scoperta del processo di lavorazione del vino addirittura a Noè. Il nome stesso, "vino", pare venga dal verbo sanscrito "vena", che significa "amare", da cui infatti proverrebbe anche il nome latino della dèa dell'amore, Venere. Il vino fa parte della civiltà ebraica, greca e romana e la sua gaia bontà tracima nella letteratura di tutti i tempi.
Ma soprattutto ha assunto un significato sacro nella storia cristiana. Il vino è segno di quella convivialità fraterna e festosa del banchetto a cui Gesù stesso ha paragonato addirittura il segno dei Cieli. Così il vino e con esso la vite sono diventati immagine anche del dono dell'amore, nel quale possiamo fare qualche esperienza del sapore Divino. Devo questa citazione a Michele Satta che peraltro - lavorando nelle terre del Carducci - espone nel suo sito anche i versi del poeta mangiapreti, dimostrando che i filari di vite mettono d'accordo tutti: "Della natura tua, forte e cortese,/ l'ombra restò nel memore pensiero,/ come il tuo vino, o mio dolce paese,/ il mio verso fervea gentile e austero"....".

 

Messaggero Veneto, 5 aprile 2009 - Cristina Burcheri
Libero, 4 aprile 2009- Antonio Socci.

 

 
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