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TERRE ALTE IN VERTICALE
Il 12 maggio 2005 abbiamo effettuato una sessione di controllo della serie 1997-2003.
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Livio Felluga

Approfondimenti

SOSSO': LA NASCITA DI UN VINO, IL SUO TERRITORIO, LA SUA EVOLUZIONE
Nel 1986 si decise che era giunto il momento di produrre un vino rosso di qualità superiore. Cinque anni dopo la nascita di Terre Alte, anche questa esigenza fu sentita da mio fratello Maurizio. Come si conviene ad una azienda vitivinicola, il primo passo fu quello di individuare il vigneto. La scelta non fu difficile: l’appezzamento sulla cima di quella collina di ponca(1), non lontana dal rio Sossò, dove erano coltivate le più vecchie viti a bacca rossa dell’azienda, era perfettamente adatto allo scopo. Non c’è da stupirsi che quelle viti - si stima abbiano una settantina d’anni(2) - fossero viti di Merlot(3). Il Merlot è infatti una varietà giunta in Friuli sul finire dell’Ottocento. Perfettamente adattatosi, ha trovato dagli inizi del secolo scorso una vastissima diffusione, tanto da soppiantare le cultivar autoctone e divenire, nel secondo dopoguerra, la varietà maggiormente coltivata in regione(4).
Fu così che nel 1989, dopo tre anni sperimentali, nacque Sossò: una selezione di Merlot, elevato in barriques. Era un vino elegante ed etereo che rappresentava lo stile aziendale. I classici di Pomerol fecero da ispirazione, ma furono analizzati anche alcuni emergenti di allora, come L’Apparita e Masseto.
Le annate si susseguirono, con una discreta evoluzione (ne conserviamo dal 1991).
Nel 1995 iniziammo la collaborazione con Stefano Chioccioli, l’artefice del rilancio del potenziale qualitativo dei vitigni a bacca rossa dell’azienda. Iniziò una meticolosa opera di miglioramento delle pratiche agronomiche. L’attenzione non fu più rivolta semplicemente al vigneto, inteso come popolazione, ma ogni singola vite venne curata come individuo.
Nel frattempo, per averne qualche anno prima presentato istanza, Rosazzo(5) ottenne il riconoscimento quale zona di produzione particolarmente vocata nell’ambito dei Colli Orientali del Friuli(6) e nel 1996 Sossò, pur continuando ad essere ottenuto da uve Merlot, iniziò ad essere designato come “Rosazzo rosso”(7).
I risultati non tardarono a venire. La qualità dei nostri vini rossi ebbe un deciso incremento; non solo del Merlot ma anche e sorprendentemente del Refosco dal peduncolo rosso(8).
Tanto che, a partire dalla vendemmia 1997, Sossò e Refosco si contesero il primato della produzione aziendale (ovviamente dei vini rossi). A quel tempo evidenziammo alcuni aspetti che si sarebbero dimostrati importantissimi. Le due varietà si caratterizzavano in modo molto diverso. Il Merlot, sempre elegante, sempre suadente, tendeva ad una elevata alcolicità se spinto alla completa maturità fenolica(9). Il Refosco dal peduncolo rosso, per contro, non presentava una concentrazione zuccherina elevatissima, ma a maturazione sfoggiava un patrimonio polifenolico da fuoriclasse, specialmente di antociani(10).
Le condizioni dell’annata 1999 furono favorevoli alla produzione di uve rosse in Friuli. Producemmo un bellissimo Sossò ed uno stupendo Refosco. I successi ed i riconoscimenti si moltiplicarono, eppure vivevo il senso di una certa insoddisfazione. Sossò rappresentava una delle migliori espressioni di vino rosso friulano, ma era ancora ingabbiato in quella categoria. Refosco aveva raggiunto i vertici, era una punta di diamante di quella varietà, ma mostrava ancora il limite di una certa rusticità.
Le intuizioni che avevamo maturato nel 1997 e le prove da allora effettuate dovevano trovare applicazione. Andava presa una decisione difficile. Bisognava resistere alla tentazione di rispondere semplicemente “Ecco!” alla diffusa, crescente, e talvolta banale, richiesta di autoctono. Non senza qualche conflitto, nell’ultima vendemmia del millennio, decidemmo di unire tutte le risorse a nostra disposizione per produrre un Grande Vino rosso. Refosco venne sacrificato alla causa e concorse alla produzione del “nuovo” Sossò. Fu un punto di svolta.
Sebbene l’obiettivo di un grande rosso aziendale si potesse considerare raggiunto, la consacrazione si ebbe con l’annata successiva. L’andamento climatico propizio - reputo infatti essere una sfumatura la novità del piccolo apporto di Pignolo(11) - portò ad un vino vibrante, intenso, signorile. Con umiltà, ma al contempo con una punta di orgoglio ed una certa immodestia, mi sentii di affermare: “Sossò 2001 è un Grande Vino!”
Peccato che a ruota si presentò un’annata molto difficile. La strada era stata però imboccata e doveva essere percorsa con serietà e scrupolo. Ci rendemmo conto che al vino, intrigante e di estrema piacevolezza, mancavano quella fittezza e quella profondità che ormai Sossò doveva esprimere. Ancora, ci sembrò d’intuire che non mostrasse il potenziale di una straordinaria evoluzione e non avesse le caratteristiche adatte ad un lungo invecchiamento. Il tempo dirà se avremo avuto ragione, fatto sta che il 2002 non sarebbe uscito. Decidemmo di imbottigliarlo come “Rosso” e, coerentemente, Rosso 2002 ha preceduto suo fratello maggiore nell’uscita sul mercato.

Ora Sossò 2001 c’è! Ci si potrebbe rammaricare per il fatto che il contesto sia cambiato, che la facile euforia di fine anni ottanta sia svanita. Ma chi vive la terra, chi ama la natura ed i suoi cicli, non ha timore dell’attesa. Ecco già il conforto di quanti, avendo avuto la pazienza e la gentilezza di leggermi fin qui, dimostrano anche oggi attitudine ad amarlo… come lo amo io.



Andrea Felluga




Note:
(1) Ponca è il termine friulano che identifica il flysch (sedimenti stratificati sottomarini) di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) di cui sono composti i colli orientali del Friuli. Sono terreni originatisi durante l’eocene dell’era cenozoica, circa 50 milioni di anni fa, particolarmente adatti alla coltivazione della vite.
(2) Albino, vecchio contadino di Rosazzo, ricorda il periodo in cui furono piantate.
(3) Principale varietà bordolese, caratterizza i vini di Pomerol e Saint Emilion (Rive droite). Trovò diffusione in epoca post-fillosserica soppiantando il Carmenere.
(4) Fonte: una chiacchierata con Livio Felluga e Orfeo Salvador.
(5) L’Abbazia di Rosazzo “ebbe i suoi primordi verso lo anno 800 di Cristo, sotto l’eremita Alemanno, che fra quei boschi ritirassi e vi costruì un oratorio e una cella”. “Verso l’anno 1100 il monastero rosacense fu eretto ad abbazia benedettina”. Da allora, Rosazzo è “culla della vite”. Cfr. Michela Cadau “L’Abbazia di Rosazzo” ed. Casamassima Libri 1989.
(6) Sottozona, ai sensi della L.164/92, art. 2: … In casi eccezionali, tenuto conto delle specifiche particolarità ambientali di singole microzone, che diano un prodotto di interesse nazionale altamente qualitativo anche ai fini della promozione della immagine del vino italiano all’estero, può riconoscersi ai vini il nome della sottozona ed un disciplinare di produzione autonomo con regolamentazione più restrittiva nell’ambito di una denominazione di origine…
(7) Disciplinare di produzione della sottozona “Rosazzo”, art. 2, comma 3: La denominazione “Colli orientali del Friuli” accompagnata dalla specificazione “Rosazzo” con le specificazioni “bianco” o “rosso” è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti da una o più varietà trai i vitigni di cui al primo comma dell’art. 2 del disciplinare di produzione dei vini “Colli Orientali del Friuli”. (intendesi ivi coltivati)
(8) Le sostanze fenoliche rappresentano una frazione molto importante nel patrimonio compositivo dell’uva. Nel loro complesso sono alla base delle caratteristiche organolettiche del vino, dato che assumono un ruolo determinante nella definizione del colore, dei profumi e degli aspetti tattili. Trattandosi di molecole piuttosto reattive, le sostanze fenoliche sono altresì importanti nel determinarne la stabilità e quindi la longevità. (Da: Filippo Felluga “Strumenti tecnologici per la valorizzazione dei vini a denominazione d’origine del Friuli Venezia Giulia”)
(9) Nella famiglia dei polifenoli, gli antociani determinano il colore dei vini rossi.
(10) Varietà autoctona friulana. Il di Manzano, negli «Annali del Friuli» scrive che nel 1390 “gli ambasciatori romani offrirono 20 igastariis (recipienti) di vino Refosco al generale dei Dominicani”. Più di recente, nel «Rapporto della Commissione per la Mostra d’Uve e d’Altri Prodotti Agrari» del 1863, il “Rifòsc dal pecòl ròss” viene acclamato “regina delle uve friulane”. Cfr. AA.VV. “La vite e l’uomo – Dal rompicapo delle origini al salvataggio delle reliquie” ed. E.R.S.A. 2004, pag. 811 e seg.
(11) Varietà antica del Friuli, sopravvissuta sui declivi di Rosazzo.
 
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