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ENOARMONIE IN ABBAZIA DI ROSAZZO: DEGUSTARE LA MUSICA, ASCOLTARE IL VINO
Domenica 13 marzo 2016, presso l'Abbazia di Rosazzo, si rinnova l'appuntamento con Enoarmonie e Livio Felluga.
CANTINE APERTE A SAN MARTINO 2015
Sabato 14 e domenica 15 novembre
LIVIO FELLUGA ALLA "THE NEW YORK WINE EXPERIENCE"
Giovedì 22 e Venerdì 23 ottobre Grand Tastings
Armonia di note e di vini in occasione di Enoarmonie all'Expo
Vigne Museum - Sylvia Hallett in concerto
Sabato 4 luglio alle ore 21 presso il Vigne Museum
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Livio Felluga

Novità

TERRE ALTE 2010: UN'ASPETTATIVA NUOVAMENTE SODDISFATTA

Livio Felluga, lui è l’imperatore, non quel Kaiser Franz, ovvero il baffutissimo e austroungarico Francesco Giuseppe a cui i suoi familiari andavano a vendere il vino che producevano in terre istriane. Imperatore del vino, si capisce, uno dei grandi dell’enologia italiana. Nato a Isola d’Istria (oggi in Slovenia) nel 1914, a sette anni già potava nelle vigne di famiglia, a 14 andava a vendere il vino in terre friulane (delle quali si innamorò fino a trasferircisi anni dopo), a 42 metteva in piedi la sua azienda a Cormons e a 95 conquistava una strameritata laurea honoris causa in viticoltura ed enologia. Un secolo di grandi eventi, di cambiamenti e di vita tutti dedicati alla terra, alla vigna, al vino. Ditemi se non bisogna alzarsi in piedi ogni volta che si sente citare il suo nome.

Nel 1956, quando a Brazzano di Cormons mise in funzione la cantina comprò da un amico antiquario di Udine una vecchia mappa geografica del territorio. Con un colpo di genio, uno dei tanti suoi, la "ripulì" di elementi inutili allo scopo, ci indicò le sue colline e la trasformò in etichetta dei vini, quella che ancora oggi caratterizza tutte le 800 mila bottiglie prodotte dall'azienda (condotta dai suoi figli, quinta generazione, in azione tra vigne e botti). "Volevo andare vendere il mio vino in altre regioni e in altri  Paesi. Dovevo trovare un modo per far capire alla gente da dove venivano i vini. Udine allora quasi nessuno sapeva dove fosse”. Semplice e geniale, appunto. Di Livio Felluga è stato detto, scritto e celebrato molto, non starò qui a farne ancora gli elogi perché non basterebbe l’intero numero del giornale. 

Andiamo invece sul vino che vi invito a bere, almeno in qualche occasione speciale visto che è tra quelli dal prezzo non proprio alla portata di tutti. Costa infatti 40 euro (a questa cifra l’ho trovato in enoteca, per l’annata 2010). È però il pezzo forte dell’azienda, il vino più amato da Livio - anche se all’inizio non era nemmeno d’accordo sul fatto di produrlo - il Terre Alte. Una etichetta che si ritrova spesso sul podio delle classifiche internazionali, tra i migliori bianchi italiani. L’azienda oggi è tra le più importati del nord  Italia per la fama del produttore, la qualità dei vini e per l’estensione del vigneti, circa 160 ettari distribuiti nelle aree del Collio e dei Colli Orientali del Friuli. Una piccola porzione di vigne si trova a Rosazzo, su terre antiche formate da marne (rocce di argilla e carbonato di calcio) e arenarie (rocce ricche di minerali a forma di granuli di sabbia). Là dove svetta la grande Abbazia dalle mura bianche e dove Livio acquista i suoi primi vigneti, verso la fine degli anni ’50. Sono su terre alte e così si chiama il posto e anche il vino, che vede la sua prima bottiglia uscire dalla cantina nel 1981. Un insieme di sauvignon, pinot bianco e friulano, quel superlativo vitigno casalingo che una volta, fino al 2007, si poteva chiamare tocai.
A quest’ultima uva spetta il diritto di affinare per 10 mesi in piccole botti di legno, mentre le altre due uve, o meglio i vini da loro ottenuti, passano lo stesso tempo in acciaio. Poi, ad assemblaggio avvenuto, il Terre Alte, rimane ancora per il medesimo periodo in bottiglia, affinché l’amalgama, la buona convivenza, la trasmissione delle reciproche qualità diventi perfetta.

Sempre soddisfatte le aspettative
Esperienza, capacità, caparbietà, fortuna, interventi divini, chiamateli come vi pare, fatto sta che questo vino, da quando lo “frequento” con una certa devozione, non ha mai deluso le mie aspettative. Mai una crepa, un dubbio, una nuvoletta grigia su di lui. Sempre all’altezza…del nome.

Non ha fatto eccezione questa annata 2010, che mi sono voluto recentemente regalare. Già, perché io sono uno convinto che ogni tanto bisogna anche poter gratificare se stessi, pur se il prodotto non costa poco. Non solo vini da offrire ad altri, da bere quando arrivano ospiti di riguardo, da portare in giro per fare bella figura quando si è invitati o per far vedere quanto ne sappiamo in fatto di etichette. A volte, sono di questo parere, bisogna comprarsi una bottiglia pregiata e bersela da soli, in santa pace, davanti a un piatto semplice e buono cucinato con passione. Ti apparecchi la tavola come si deve, senza fretta, mentre i filetti del pesce persico (tipico del lago di Como, dove abito io) si indorano per essere poi uniti al risotto, e porti il vino a centro tavola, accanto al bicchiere ampio e lucido. Per berlo con questo primo saporito e delicato al tempo stesso, per proseguire poi con l’altro piatto che mi ero preparato, insalata di baccalà, ceci e carciofi. Accoppiamenti perfetti e pomeriggio libero e solitario, così mi sono potuto finire pian piano la bottiglia senza timori di dover prendere l’auto e andar da qualche parte.

Può un vino bianco indicarti di essere ben fatto fino dall’esordio nel bicchiere? In questo caso si.
Dal colore giallo carico e brillante, praticamente dorato, e dotato di sfumature verdi al bordo, ho subito capito che anche con il naso e il palato ci sarei andato a nozze sicure. I profumi sono stati molto intensi e soprattutto assai gradevoli. Dalla superficie del vino sono salite le note erbacee fresche di timo, di salvia e di foglie di pomodoro. A poca distanza le note più fruttate, come quelle fresche di frutto della passione, di ananas e di pesca, e quelle più secche di nocciole tostate. In bocca è stato molto morbido e con una decisa nota minerale. Piacevole poi l’acidità, che lo ha mantenuto fresco al palato. Molto, molto persistente sul finale che ha richiamato gli accenni di frutta. Un vino friulano eccellente. “I bes bisunge saveju spindi”, dice spesso un mio amico di Gorizia, citando un proverbio locale, “i soldi bisogna saperli spendere”. Per il Terre Alte 2010 di Livio Felluga, sono sicuro di avere rispettato la regola.

 

IL MIO VINO- Marzo 2013.
Vino ai raggi x, a cura di Giorgio Rinaldi. 

 

 
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